Team Novo Nordisk, a Milano lo sport diventa testimonianza sul diabete
23/03/2026
C’è una differenza sostanziale tra una squadra sportiva costruita per vincere e una squadra che, oltre al risultato, porta con sé un significato pubblico, culturale e persino sanitario.
Il Team Novo Nordisk appartiene a questa seconda categoria e la sua presentazione a Palazzo Lombardia, in vista del ritorno alla Milano-Sanremo 2026, ha avuto un valore che supera la dimensione strettamente ciclistica. Si tratta infatti dell’unica formazione professionistica al mondo composta interamente da atleti con diabete di tipo 1, un elemento che da solo basta a spiegare perché la loro presenza alla Classicissima non venga letta soltanto come una partecipazione sportiva, ma come una dichiarazione concreta di possibilità.
Dopo cinque anni di assenza, la squadra tornerà dunque a confrontarsi con una delle corse più dure, lunghe e simboliche del calendario internazionale. La Milano-Sanremo, giunta alla 117ª edizione, resta una prova monumento da 298 chilometri, un appuntamento che esige resistenza, gestione delle energie, lucidità tattica e tenuta mentale.
Il Team Novo Nordisk si presenterà al via con sette atleti, tra cui quattro italiani – Andrea Peron, Umberto Poli, Filippo Ridolfo e Antonio Polga – affiancati da Hamish Armitt, Sam Brand e David Lozano. La loro presenza su questo palcoscenico ha un peso particolare, anche perché cade in coincidenza con la Giornata Nazionale del Movimento per la Salute.
Una wild card che vale più di un invito
L’assegnazione della wild card alla squadra americana non rappresenta soltanto un riconoscimento tecnico o organizzativo. In un contesto sportivo dove l’accesso alle grandi corse è regolato da criteri severi e dove l’invito a una monumento conserva un valore altissimo, la scelta assume una portata ulteriore. Portare alla Milano-Sanremo una squadra composta esclusivamente da atleti con diabete di tipo 1 significa mettere davanti al grande pubblico un messaggio che arriva con la forza dei fatti, non delle dichiarazioni di principio.
Il senso dell’operazione è chiaro: mostrare che una malattia cronica, se gestita con rigore, continuità e consapevolezza, non esclude una vita ambiziosa, competitiva, esigente. In questo quadro lo sport smette di essere semplice vetrina e diventa linguaggio, testimonianza, strumento di educazione pubblica.
La corsa, in altre parole, resta corsa, ma il suo significato si allarga e coinvolge il tema della salute, della prevenzione e del superamento dello stigma che ancora accompagna molte patologie croniche.
Il diabete, le cronicità e la necessità di un racconto diverso
La conferenza stampa milanese ha insistito su un punto preciso: le malattie croniche non possono più essere trattate come una questione marginale o privata. I numeri ricordati durante l’incontro delineano un quadro importante. In Italia circa il 40% della popolazione convive con almeno una malattia cronica e il 20% ne affronta due o più.
Per quanto riguarda il diabete, le persone colpite sono quasi 4 milioni, a cui si aggiunge una quota stimata di circa 1,5 milioni di cittadini che non sanno di averlo. A questi dati si affianca la crescita dell’obesità, oggi riconosciuta come malattia cronica, che coinvolge circa l’11% degli adulti e apre interrogativi seri anche sul fronte dell’età pediatrica e adolescenziale.
Dentro questa cornice, il Team Novo Nordisk si inserisce come una forma di racconto alternativa e concreta. Non un progetto costruito sulla retorica dell’eccezione, ma sulla continuità della gestione quotidiana.
È questo il punto che rende la squadra interessante anche fuori dall’ambiente sportivo: gli atleti non negano la malattia, non la nascondono, non la riducono a dettaglio narrativo. La portano dentro la disciplina, dentro l’allenamento, dentro la competizione, mostrando che il controllo, l’aderenza terapeutica, il monitoraggio e la responsabilità personale possono coesistere con prestazioni di altissimo livello.
Il ruolo delle istituzioni e il valore pubblico dello sport
Durante la presentazione, l’assessore regionale Elena Lucchini ha richiamato il ruolo delle istituzioni nel costruire percorsi che mettano davvero al centro la persona, soprattutto quando fragilità e cronicità rischiano di trasformarsi in isolamento o in svantaggio sociale. Il suo intervento ha collocato la vicenda del Team Novo Nordisk dentro una riflessione più ampia: lo sport, in questa prospettiva, non è soltanto attività fisica o intrattenimento, ma strumento di inclusione, autonomia e qualità della vita.
Anche il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha sottolineato un aspetto rilevante, cioè la necessità di considerare la gestione delle malattie croniche al di là del solo piano clinico.
Prevenzione, movimento, responsabilizzazione individuale e corretti stili di vita entrano in questo discorso come elementi strutturali, non accessori. In questo senso la partecipazione del Team alla Milano-Sanremo serve anche a spostare il dibattito pubblico: dal limite alla possibilità, dalla rinuncia alla progettualità, dallo stigma alla normalizzazione di un’esistenza piena e attiva.
Un progetto nato per cambiare lo sguardo sul diabete
Il Team Novo Nordisk è nato nel 2012 da un’idea di Phil Southerland, che nel tempo ha trasformato una visione in un’esperienza sportiva riconoscibile a livello internazionale. L’obiettivo non era soltanto schierare atleti con diabete nelle corse professionistiche, ma offrire una testimonianza visibile, costante e credibile a chi convive con la stessa condizione.
Il progetto si è sviluppato proprio su questa linea: usare lo sport come dimostrazione concreta del fatto che la diagnosi non esaurisce l’identità di una persona né ne cancella ambizioni e prospettive.
Le parole di Southerland, pronunciate a Milano, mantengono questa coerenza. La Milano-Sanremo, ha spiegato, è una corsa simbolica per la squadra e il ritorno alla prova assume un significato particolare anche perché permette a giovani italiani come Filippo Ridolfo e Antonio Polga di debuttare nella loro prima Monumento di casa.
Ma il passaggio più significativo riguarda il messaggio che il team intende portare: il diabete non deve essere percepito come una condanna all’arretramento, bensì come una condizione con cui si può convivere mantenendo obiettivi alti, disciplina e desiderio di misurarsi con il massimo livello possibile.
A rafforzare questa direzione c’è anche il rinnovo dell’impegno di Novo Nordisk fino al 2031, la più lunga estensione di partnership nella storia del team. È un segnale importante, perché indica una scelta di continuità e conferma la volontà di legare l’innovazione terapeutica a un’idea più ampia di benessere, dove prevenzione, movimento e qualità della vita non restano slogan, ma diventano parte di una strategia concreta. Il valore del Team Novo Nordisk, alla fine, sta proprio in questo: far vedere, senza artifici e senza paternalismi, che la malattia cronica può essere affrontata senza rinunciare all’ambizione, alla visibilità e alla dignità piena di una vita attiva.
Redattore di Milano appassionato di eventi e sagre , scrivo le ultime notizie su Milano e provincia