Seveso, 50 anni dal disastro Icmesa: allarme sul Bosco
09/07/2026
Il 10 luglio 1976 una reazione chimica fuori controllo nell’impianto Icmesa di Meda provocò il rilascio in atmosfera di una nube contaminata da TCDD, una diossina altamente tossica che si depositò su un’area densamente abitata tra Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. A cinquant’anni dal disastro, Legambiente Lombardia richiama l’attenzione sul valore storico di quella vicenda e sulle criticità ambientali che, secondo l’associazione, continuano a segnare la Brianza.
Dal disastro industriale alla nascita della coscienza ambientale
L’incidente avvenuto nello stabilimento di proprietà della società svizzera Givaudan ebbe conseguenze ambientali, sanitarie e sociali profonde. Dopo l’evacuazione delle aree più colpite, il territorio fu interessato da una vasta opera di bonifica e ripristino, culminata nella nascita del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, poi riconosciuto come Parco Naturale Regionale.
Il parco custodisce ancora oggi due vasche di confinamento sigillate, nelle quali furono collocati materiali contaminati: macerie delle abitazioni demolite, oggetti personali, macchinari della fabbrica, strumenti utilizzati per la bonifica e carcasse di animali morti o abbattuti a causa dell’inquinamento. Per Legambiente, quel luogo resta un presidio di memoria e una testimonianza concreta del costo umano e ambientale dell’incidente.
Legambiente: da Seveso una svolta per le norme ambientali
Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ricorda il ruolo svolto dalla società civile nei mesi successivi alla fuoriuscita della nube tossica. In quella fase, osserva l’associazione, cittadini, tecnici e comitati dovettero confrontarsi con la scarsità di dati ambientali e con risposte istituzionali ritenute inadeguate.
Tra le esperienze nate allora, Legambiente cita il Comitato Scientifico Tecnico Popolare e il contributo di figure come Laura Conti, che negli anni successivi avrebbe partecipato alla fondazione dell’associazione ambientalista. Da quella mobilitazione prese forma una nuova attenzione verso i rischi dell’industria chimica e verso la necessità di regole più rigorose.
Il disastro di Seveso contribuì infatti allo sviluppo delle cosiddette Direttive Seveso, norme europee dedicate alla gestione del rischio industriale nei territori. La stessa stagione portò, dieci anni dopo l’incidente, all’istituzione del Ministero dell’Ambiente e alla nascita delle agenzie di protezione ambientale, pensate anche per evitare il ripetersi di impreparazioni simili.
Aria, acque e consumo di suolo: le criticità attuali
A cinquant’anni dall’esplosione, Legambiente propone un bilancio sullo stato dell’ambiente nella Brianza colpita dal disastro. Sul fronte della qualità dell’aria, l’associazione richiama i dati registrati dalla centralina Arpa di Meda, che durante l’ultimo inverno avrebbe rilevato livelli di polveri sottili tra i più alti della Lombardia.
Per l’associazione, la scomparsa delle grandi industrie chimiche non ha eliminato il problema delle emissioni. Il tessuto produttivo composto da piccole e medie attività continua, secondo Legambiente, a pesare sulla qualità dell’aria attraverso polveri di combustione e altri fattori legati alla pressione urbanistica e industriale.
Preoccupazione viene espressa anche per la qualità delle acque. Nonostante gli interventi previsti dal Piano di risanamento idrico di Lambro, Seveso e Olona, il fiume Seveso e i suoi affluenti restano lontani, secondo l’associazione, dagli standard europei di qualità buona. Al problema dell’inquinamento si aggiunge quello del rischio idraulico, aggravato dalla forte cementificazione del bacino.
Pedemontana e Bosco delle Querce al centro dello scontro
Il tema più simbolico riguarda il Bosco delle Querce, considerato da Legambiente una delle poche aree verdi in un contesto territoriale segnato da un consumo di suolo molto elevato. La provincia di Monza e Brianza viene descritta dall’associazione come una delle aree più costruite d’Italia, con una densità edilizia che ha lasciato spazi ridotti alla naturalità.
Nel mirino di Legambiente c’è il tracciato della Pedemontana. Secondo l’associazione, i cantieri dell’autostrada rischiano di incidere su circa 20.000 metri quadrati del Bosco delle Querce, con l’abbattimento di oltre 3.000 alberi e arbusti. Maurizio Zillio, presidente del circolo Legambiente “Laura Conti” di Seveso, chiede che la ricorrenza del cinquantesimo anniversario non resti confinata alle celebrazioni, ma apra una fase di cura del territorio, ampliamento della rete dei parchi e recupero degli spazi del bacino del Seveso.
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Redattore di Milano appassionato di eventi e sagre , scrivo le ultime notizie su Milano e provincia