Proteo, studio riconosce nove specie: una è italiana
11/09/2026
Il proteo, anfibio cavernicolo simbolo delle acque sotterranee del Carso, non appartiene a una sola specie come ritenuto per secoli. Una ricerca internazionale, alla quale ha partecipato anche l’Università degli Studi di Milano, ha riconosciuto nove specie distinte e ha descritto per la prima volta una specie italiana, denominata Proteus maurii. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Amphibia-Reptilia.
La nuova classificazione dopo circa 350 anni di studi
Con il corpo privo di pigmentazione, arti di piccole dimensioni e una vita trascorsa quasi interamente nelle grotte, il proteo è uno degli anfibi sotterranei più conosciuti. Vive nei fiumi e nei laghi presenti sotto il Carso dinarico, un’area che interessa Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Italia e Slovenia, e può raggiungere una longevità eccezionale, superiore anche ai cento anni.
Per circa 350 anni la classificazione scientifica ha indicato queste popolazioni principalmente come appartenenti a un’unica specie, Proteus anguinus, fatta eccezione per una particolare forma scura individuata in una sorgente carsica della Slovenia. Nel tempo, tuttavia, erano emersi numerosi elementi capaci di suggerire differenze significative tra le varie popolazioni.
Il gruppo internazionale coordinato da Christophe Dufresnes, erpetologo del Museo nazionale di Storia naturale di Parigi, ha quindi riesaminato dati genetici, caratteristiche fisiche, distribuzione geografica, habitat e informazioni sull’evoluzione delle diverse popolazioni.
Nove specie distinte, tre descritte per la prima volta
Al progetto hanno partecipato anche Raoul Manenti, docente del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, e Benedetta Barzaghi, ricercatrice e speleologa dello stesso ateneo. Dal confronto delle informazioni raccolte è emerso che le differenze tra le popolazioni sono sufficienti per riconoscere nove specie distinte di proteo.
Tre di queste vengono descritte e nominate per la prima volta. Tra le novità più rilevanti c’è il riconoscimento della popolazione italiana che vive nel Carso Classico, ora considerata una specie autonoma. I ricercatori l’hanno chiamata Proteus maurii in omaggio al naturalista Edgardo Mauri, ricordato per il lungo lavoro dedicato allo studio e alla conservazione di questo anfibio.
La revisione modifica quindi in modo sostanziale il quadro tassonomico del genere Proteus e mostra un livello di diversificazione evolutiva particolarmente elevato tra gli anfibi europei.
La nuova classificazione può cambiare le strategie di tutela
Il riconoscimento delle nove specie ha conseguenze anche sul fronte della conservazione. Molte delle popolazioni individuate vivono infatti in territori limitati e alcune risultano confinate a singoli sistemi di acque sotterranee. Una distribuzione così circoscritta può aumentare la vulnerabilità rispetto alle alterazioni ambientali e alla qualità delle risorse idriche.
Secondo Benedetta Barzaghi, distinguere formalmente queste popolazioni permette di elaborare strategie di conservazione più specifiche, calibrate sulle caratteristiche e sulla distribuzione di ciascuna specie.
La ricerca offre inoltre una base aggiornata per nuovi studi evolutivi ed ecologici e individua aree del Carso dinarico ancora poco esplorate ma potenzialmente adatte alla presenza del proteo. Raoul Manenti ha spiegato che potrebbero quindi esistere popolazioni ancora sconosciute nelle acque sotterranee della regione.
Per il Proteus maurii, il riconoscimento scientifico potrebbe inoltre favorire nuove collaborazioni tra università, istituti di ricerca, enti pubblici e realtà locali impegnate nella tutela degli ecosistemi carsici e della fauna che li abita.
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Redattore di Milano appassionato di eventi e sagre , scrivo le ultime notizie su Milano e provincia