Caricamento...

Milano 365 Logo Milano 365

Milano, l’epigenetica aiuta a prevedere la leucemia

14/05/2026

Milano, l’epigenetica aiuta a prevedere la leucemia

Uno studio condotto da ricercatori dell’area milanese indica che l’epigenetica può aiutare a individuare le forme di mielodisplasia destinate a evolvere in leucemia mieloide acuta. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Blood, aprono nuove prospettive per la gestione clinica dei pazienti e per lo sviluppo di terapie mirate.

La ricerca di IEO, Statale e Humanitas

Il lavoro è stato realizzato da gruppi dell’Istituto Europeo di Oncologia, dell’Università Statale di Milano e di Humanitas, con il sostegno della Fondazione AIRC per la Ricerca contro il Cancro. Lo studio è stato coordinato da Serena Ghisletti, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dello IEO e professoressa di Biochimica alla Statale, insieme a Matteo Giovanni Della Porta, responsabile Leucemie di IRCCS Istituto Clinico Humanitas Research Hospital e professore presso Humanitas University.

I primi autori dell’articolo sono Veronica Vallelonga e Francesco Gandolfi, giovani ricercatori dello IEO che hanno lavorato al progetto per cinque anni. Il gruppo ha utilizzato metodi innovativi di trascrittomica ed epigenomica per analizzare alterazioni molecolari rilevabili nel DNA e collegate alla possibile progressione della malattia.

Individuati i pazienti “nascosti” ad alto rischio

Le mielodisplasie sono tumori rari del midollo osseo e, in alcuni pazienti, possono evolvere in leucemia mieloide acuta, una delle forme più severe di tumore ematologico. Uno dei problemi principali nella cura riguarda la capacità di prevedere quali casi progrediranno verso forme più aggressive.

Oggi i pazienti vengono classificati dagli ematologi in categorie di basso o alto rischio sulla base delle analisi del midollo. Questa classificazione, però, non riesce sempre a intercettare la complessità biologica della malattia: circa un terzo dei pazienti considerati a basso rischio può andare incontro a una progressione inattesa.

La ricerca ha permesso di identificare un sottogruppo di pazienti che, pur presentando caratteristiche cliniche di basso rischio, mostra alterazioni nell’attivazione e nella regolazione dei geni compatibili con una maggiore probabilità di sviluppare leucemia mieloide acuta.

Il ruolo della proteina PU.1

Tra i risultati più rilevanti emerge il ruolo della proteina PU.1, indicata dai ricercatori come elemento capace di collegare risposta immunitaria e progressione della malattia. Gli esperimenti di laboratorio hanno mostrato che, quando l’attività di PU.1 viene bloccata, le cellule mielodisplastiche proliferano meno e si riduce anche l’attività dei geni collegati a risposte immunitarie e infiammatorie.

Secondo Ghisletti, PU.1 rappresenta quindi sia un marcatore della progressione sia un possibile fattore che contribuisce alla malattia. Per Della Porta, l’identificazione di questo sottogruppo nascosto può diventare la base per migliorare la gestione clinica e aprire la strada a nuove terapie a bersaglio molecolare.

Serviranno ulteriori studi per trasformare queste osservazioni in trattamenti disponibili per i pazienti. L’integrazione delle informazioni epigenetiche nei sistemi prognostici attuali viene però considerata un passo concreto verso una medicina di precisione nelle mielodisplasie.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Redattore di Milano appassionato di eventi e sagre , scrivo le ultime notizie su Milano e provincia