Energia, il conto resta salato per il terziario: i numeri del Rapporto Confcommercio 2025
02/02/2026
Il rallentamento dei prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità registrato nella prima parte del 2025 non è bastato a riportare le bollette delle imprese italiane su livelli sostenibili. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio Energia di Confcommercio, un’analisi che mette nero su bianco una criticità strutturale: per le imprese del terziario di mercato, l’energia continua a costare molto più che nel periodo pre-pandemico, con effetti diretti su margini, investimenti e competitività.
Nel confronto con il 2019, ultimo anno considerato “normale”, la bolletta elettrica media del comparto risulta più cara del 28,8%, mentre quella del gas segna un incremento addirittura del 70,4%. Un divario che resta evidente anche guardando al quarto trimestre 2025: rispetto allo stesso periodo del 2019, l’elettricità costa quasi il 39% in più e il gas oltre il 52%.
Prezzi in calo, ma solo a metà
Nel corso del 2025 i mercati all’ingrosso hanno mostrato segnali di alleggerimento, con una riduzione del 28% per il gas e del 36% per l’energia elettrica nei primi cinque mesi dell’anno. Tuttavia, nella parte finale del 2025 si è assistito a una nuova risalita, che ha riportato la spesa energetica delle imprese su livelli ben lontani da quelli precedenti alla crisi Covid e agli shock geopolitici del biennio 2021-2022.
A pesare sulle bollette elettriche non è soltanto il prezzo della componente energia, che incide per circa il 60%, ma anche il ritorno degli oneri generali di sistema. Dopo la sospensione temporanea adottata dal Governo, questi oneri sono tornati a rappresentare quasi il 20% del totale, contribuendo in modo significativo all’aumento dei costi nell’ultimo trimestre dell’anno.
I settori più colpiti e il confronto europeo
Secondo l’Osservatorio Confcommercio Energia, i comparti più penalizzati, sommando elettricità e gas nell’ultimo trimestre del 2025, sono gli alberghi di medie dimensioni, con una spesa media mensile superiore ai 9.100 euro. Seguono i negozi di grandi dimensioni, gli hotel più piccoli e le attività della ristorazione, dove anche importi apparentemente più contenuti incidono pesantemente sui bilanci.
Il quadro si fa ancora più critico se si guarda oltre confine. Nel 2025 il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia risulta più alto di quasi l’80% rispetto a Francia e Spagna e di oltre il 27% rispetto alla Germania. Un divario che, nel periodo 2019-2025, si è ulteriormente ampliato: in Italia l’elettricità è aumentata del 122%, contro il +64% francese e il +36% spagnolo.
La richiesta di riforme strutturali
Alla luce di questi dati, Confcommercio ha scritto al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo interventi di lungo periodo. Tra le priorità indicate figurano la stabilizzazione delle misure sugli oneri di sistema, una riforma del mercato elettrico che superi il legame diretto con il prezzo del gas e strumenti capaci di garantire alle PMI energia a costi più prevedibili.
Nel mirino anche il rafforzamento dei meccanismi di supporto alla domanda, come il Conto Termico, e una maggiore accessibilità per le piccole imprese a strumenti come l’Energy Release, considerati essenziali per accompagnare la transizione verso l’autoproduzione e l’efficienza energetica.
Il Rapporto Confcommercio 2025 restituisce così l’immagine di un sistema che, nonostante il parziale rientro delle tensioni sui mercati, non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica. Per il terziario di mercato, l’energia resta un fattore di costo determinante e, senza riforme strutturali, un freno concreto alla capacità di competere e crescere.
Redattore di Milano appassionato di eventi e sagre , scrivo le ultime notizie su Milano e provincia