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Disabilità nei servizi 0-6, Assonidi chiede regole e risorse

31/08/2026

Disabilità nei servizi 0-6, Assonidi chiede regole e risorse

Aprire rapidamente un tavolo nazionale tra Stato, Regioni, enti locali e gestori dei servizi educativi per definire risorse, responsabilità e modalità uniformi di assistenza ai bambini con disabilità. È la richiesta avanzata da Assonidi, l’associazione che rappresenta asili nido e scuole dell’infanzia aderente a Confcommercio, dopo la sentenza della Corte di Cassazione n. 23363 del 16 luglio 2026. L’associazione condivide il principio stabilito dai giudici secondo cui la carenza di ore di sostegno non può comportare una riduzione dell’orario di frequenza di un bambino con disabilità, ma richiama l’attenzione sulle condizioni necessarie per garantire concretamente questo diritto.

La Cassazione: meno sostegno non può ridurre la frequenza

La pronuncia della Cassazione ha riportato al centro del dibattito il diritto dei bambini con disabilità a partecipare pienamente alle attività educative. La disponibilità insufficiente di personale di sostegno, secondo il principio richiamato da Assonidi, non può tradursi in una permanenza ridotta all’interno della struttura.

Per l’associazione, accoglienza, continuità educativa e partecipazione alla vita della comunità devono essere garantite rispettando le necessità individuali di ciascun bambino. La questione, tuttavia, investe l’intero sistema dei servizi destinati alla fascia da zero a sei anni e richiede interventi organizzativi ed economici capaci di accompagnare l’applicazione delle norme.

Assonidi sottolinea infatti la necessità di disporre di personale adeguatamente formato, professionalità con competenze specifiche e continuità negli interventi. A questi elementi deve aggiungersi una copertura economica sufficiente, soprattutto nei casi in cui il percorso educativo richieda un’assistenza individualizzata o una presenza professionale aggiuntiva.

Ortalli: “Le strutture non possono sostenere da sole il problema”

La presidente di Assonidi, Federica Ortalli, ha ribadito l’adesione delle strutture al principio espresso dalla magistratura, evidenziando però la necessità di affrontare la questione a livello istituzionale.

Secondo Ortalli, i singoli servizi educativi non possono essere chiamati a compensare autonomamente le carenze di un sistema che coinvolge differenti livelli amministrativi. Per questo l’associazione chiede risorse definite e regole omogenee, evitando che le modalità di sostegno dipendano dal territorio nel quale si trova la struttura o dalla capacità economica del singolo gestore.

L’obiettivo indicato è garantire il diritto alla frequenza senza trasferire sulle scuole dell’infanzia e sugli asili nido costi o responsabilità che richiedono invece una programmazione condivisa con le istituzioni competenti.

Richiesto un tavolo tra Stato, Regioni e servizi educativi

La proposta di Assonidi prevede quindi l’apertura di un confronto al quale partecipino Stato, Regioni, amministrazioni locali e rappresentanti dei servizi pubblici, privati e paritari. Il tavolo dovrebbe innanzitutto individuare procedure uniformi per la presa in carico dei bambini con disabilità.

Tra i punti indicati dall’associazione figurano anche una definizione precisa delle competenze dei diversi soggetti coinvolti e strumenti economici che consentano alle strutture di assicurare assistenza e continuità educativa senza trovarsi prive delle risorse necessarie.

La gestione dell’inclusione nella fascia 0-6 coinvolge infatti direttamente famiglie, educatori, gestori e amministrazioni pubbliche. Il segretario di Assonidi, Paolo Uniti, ha richiamato proprio la necessità di una responsabilità condivisa, sottolineando che nessuno dei soggetti interessati può essere lasciato ad affrontare isolatamente il problema.

Assonidi pronta a partecipare al confronto istituzionale

L’associazione ha infine dichiarato la propria disponibilità a partecipare fin dall’avvio del confronto, portando al tavolo l’esperienza maturata quotidianamente dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia rappresentate.

La richiesta è quindi quella di trasformare il principio affermato dalla Cassazione in un modello organizzativo applicabile concretamente nei servizi educativi, attraverso una programmazione che tenga insieme diritto alla frequenza, qualità dell’assistenza, formazione degli operatori e sostenibilità economica delle strutture.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.