Credito mPI, 64 miliardi persi dal 2011 al 2024
02/07/2026
Il credito destinato alle micro e piccole imprese italiane si è ridotto di circa 64 miliardi di euro tra il 2011 e il 2024, passando da 171 a 107 miliardi. È il dato centrale del primo Libro Bianco nazionale sul credito alle mPI, presentato a Roma e dedicato a una parte del sistema produttivo che rappresenta il 95% delle imprese italiane, genera quasi un terzo del PIL e occupa circa la metà dei lavoratori del Paese.
Il Libro Bianco e il peso delle microimprese
La ricerca è stata coordinata dalla professoressa Paola Paoloni dell’Università La Sapienza di Roma e nasce da un’iniziativa congiunta di Federcasse, Banca Aidexa, Innexta, Confidi Systema!, Finpromoter e Gruppo NSA, con il contributo di Unioncamere.
Il documento mette a fuoco una contraddizione che pesa sul tessuto economico nazionale: il numero delle micro e piccole imprese è rimasto sostanzialmente stabile, intorno a 5,5 milioni di realtà, mentre l’accesso al credito si è progressivamente ristretto. La riduzione non riguarda solo la quantità di finanziamenti concessi, ma anche la capacità del sistema bancario e degli strumenti pubblici di raggiungere le aziende più piccole.
Secondo il Libro Bianco, la contrazione del credito non dipende soltanto da una minore domanda da parte delle imprese. A incidere sono anche fattori strutturali dell’offerta: fragilità patrimoniale, maggior rischio percepito, asimmetrie informative, costi di istruttoria elevati sui piccoli importi, difficoltà nell’utilizzo delle garanzie reali e riduzione della presenza bancaria nei territori.
Quasi 70 miliardi in meno e nuovo calo nel 2025
Il dato più netto riguarda lo stock di credito alle imprese con meno di 20 addetti, sceso da 171 miliardi di euro nel 2011 a circa 107 miliardi nel 2024. La diminuzione complessiva è pari al 37%, per un valore di circa 64 miliardi.
Il trend non si è arrestato. Nella seconda metà del 2025, mentre il credito generale alle imprese ha registrato una crescita dell’1,2%, quello destinato alle micro e piccole imprese ha segnato un’ulteriore contrazione stimata in circa 5 miliardi di euro.
Il risultato è un divario che colpisce soprattutto le aziende sane ma meno strutturate, spesso prive di uffici finanziari interni, rating solidi o garanzie adeguate. Per queste realtà, anche un finanziamento di importo contenuto può fare la differenza tra investimento, rinvio dei progetti o perdita di competitività.
Fondo Centrale di Garanzia, cinque proposte per cambiarlo
Il Libro Bianco conferma il ruolo strategico del Fondo Centrale di Garanzia, indicato come principale strumento pubblico per facilitare l’accesso al credito delle PMI. La ricerca segnala però una criticità: nel primo semestre del 2025 circa il 66% delle garanzie è stato destinato a imprese considerate già bancabili.
Da qui le cinque direttrici di intervento proposte dagli autori. La prima riguarda un monitoraggio istituzionale più tempestivo sul credito alle micro e piccole imprese, con dati aggiornati per settori e territori. La seconda prevede aliquote di garanzia differenziate in base al rischio, con coperture più alte per le imprese che il mercato tende a escludere.
La terza proposta chiede coperture calibrate sulla dimensione aziendale, più forti per le microimprese e progressivamente ridotte al crescere della struttura. La quarta punta a creare un comparto dedicato alle garanzie di portafoglio, con procedure semplificate e un ruolo più marcato dei Confidi. La quinta suggerisce di modulare le garanzie in base alla durata dei finanziamenti, premiando il medio-lungo termine rispetto al credito di breve periodo.
L’obiettivo indicato dal Libro Bianco è rendere il Fondo più selettivo e inclusivo, orientandolo verso le imprese produttive che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso ai finanziamenti.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.