Vimodrone, bonifica dell’ex discarica Eca: il “sito orfano” Nova-Elfe verso la messa in sicurezza
15/01/2026
Un sopralluogo, a Vimodrone, può sembrare un atto di routine; qui diventa invece la fotografia di una vicenda lunga decenni, perché l’“Area Nova-Elfe – ex discarica Eca” è uno di quei luoghi in cui la storia industriale e urbana lascia strascichi ostinati. L’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione e il sindaco Dario Veneroni hanno verificato sul posto l’andamento dei lavori di bonifica, in un’area nata come cava di inerti e utilizzata come discarica tra anni ’40 e ’80, oggi inserita nel Parco Est delle Cave e oggetto di un intervento di messa in sicurezza permanente.
Qui il punto non è soltanto “ripulire”: è chiudere un capitolo aperto da troppo tempo, restituendo certezza ambientale a un pezzo di territorio che, per conformazione e collocazione, non può restare una zona grigia.
Il piano lombardo sui siti orfani: 65 milioni per 16 aree da recuperare
L’intervento di Vimodrone rientra in un quadro regionale più ampio: 65 milioni di euro complessivi destinati al recupero di 16 siti orfani in Lombardia. La struttura finanziaria mette insieme 51,5 milioni di risorse PNRR e oltre 13,3 milioni stanziati direttamente da Regione Lombardia, un’operazione che ha una lettura politica e una tecnica: usare fondi straordinari per affrontare passività ambientali che, altrimenti, resterebbero bloccate tra contenziosi, inerzie proprietarie e costi difficili da sostenere per gli enti locali.
Nel caso specifico di Nova-Elfe, la misura richiamata è la M2C4 del PNRR. Il budget previsto arriva a 10.539.628 euro, con 2.585.653 euro a carico della Regione e circa 7,9 milioni provenienti dai fondi PNRR. Il cantiere insiste su un’area estesa, oltre 85.000 metri quadrati, dove sono state accertate contaminazioni da metalli pesanti, idrocarburi, xileni e composti organo-clorurati: un elenco che chiarisce bene perché la soluzione individuata sia quella di una messa in sicurezza strutturata, pensata per isolare le sorgenti e governare i flussi d’acqua, più che per interventi cosmetici.
Cosa sta succedendo nel cantiere: dal ripristino superficiale al sistema di isolamento
Lo stato di avanzamento indica che lo sfalcio e la rimozione dei rifiuti superficiali sono già completati. È partita la fase di rimodellazione delle superfici; seguirà la posa di una membrana in geotessile con funzione di isolamento delle sorgenti di contaminazione, insieme alla realizzazione del sistema di drenaggio delle acque meteoriche, passaggio decisivo per evitare che la pioggia diventi veicolo di trasporto e dispersione.
La stazione appaltante per Regione Lombardia è Aria S.p.A., e la conclusione delle opere è indicata per fine 2026, con l’obiettivo di rispettare i target europei legati al PNRR. Maione parla di “traguardo fondamentale” e richiama un “modello lombardo” capace di affrontare sfide ambientali complesse, con l’idea di trasformare “ferite del passato” in occasioni di rigenerazione; dietro la formula, il dato concreto è che un’area oggi problematica viene riportata dentro un perimetro di sicurezza verificabile, condizione indispensabile per qualunque uso futuro.
Il sindaco Veneroni aggiunge un tassello che spiega la lentezza accumulata: interventi necessari già dagli anni ’80, un’ordinanza comunale del 2001 che intimava le proprietà a bonificare, sollecitazioni reiterate, fino all’immissione in possesso temporanea da parte del Comune per inadempienza dei proprietari, avviata nell’ottobre 2024 e conclusa nei primi mesi del 2025. È la cronaca tipica di molti siti contaminati: la responsabilità teorica resta sulla carta, mentre il rischio ricade sul territorio; quando arrivano risorse e strumenti, si può finalmente passare alla fase operativa.
Che cosa significa “sito orfano” e perché pesa sulle comunità
Nel lessico delle bonifiche, un sito orfano è un’area inquinata in cui non si riesce a individuare un responsabile della contaminazione, oppure il responsabile non può o non vuole sostenere i costi di recupero. Ci rientrano anche bonifiche avviate e mai concluse, talvolta per vicende proprietarie complesse o per l’intervento di soggetti “incolpevoli” che non hanno la forza economica di portare a termine l’opera. Per i Comuni questo significa anni di attesa, limitazioni d’uso, timori diffusi e, spesso, un paradosso amministrativo: sapere che qualcosa va fatto, senza poterlo fare davvero.
A Vimodrone, il cantiere in corso prova a spezzare quel paradosso: mettere in sicurezza, chiudere la partita del rischio, consegnare alla città un’area recuperata e disponibile per nuove funzioni d’interesse pubblico, senza lasciare aperto il conto ambientale.
Redattore di Milano appassionato di eventi e sagre , scrivo le ultime notizie su Milano e provincia