Tregua olimpica a Milano: dieci religioni unite sotto il braciere per un messaggio di pace
14/02/2026
All’Arco della Pace, sotto il braciere olimpico acceso in vista di Milano-Cortina 2026, dieci confessioni religiose hanno condiviso un momento comune di preghiera e riflessione pubblica. L’iniziativa, intitolata “Nella tregua Olimpica”, è stata promossa da Regione Lombardia insieme alla Consulta regionale per l’integrazione e la promozione del dialogo interreligioso, organismo istituito con legge regionale e operativo dal 2024 per favorire conoscenza reciproca e collaborazione tra le comunità di fede presenti sul territorio.
Il colpo d’occhio, nel cuore monumentale della città, aveva una forza simbolica evidente: rappresentanti di tradizioni diverse riuniti attorno a un segno che richiama i Giochi e il loro portato ideale, accompagnati dal Coro delle Voci Bianche del Liceo Musicale “Riccardo Malipiero” di Varese, diretto da Angela Ballerio. Ognuno ha letto una breve preghiera tratta dai propri testi sacri, componendo un mosaico di lingue, suoni e spiritualità.
Il valore civile della Tregua olimpica
All’appuntamento sono intervenuti il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo, alla presenza del vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo. La regia dell’evento è stata curata da Andrea Chiodi, con un primo momento all’Arco della Pace e una seconda parte all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia.
Fontana ha richiamato la Tregua olimpica come responsabilità collettiva, sottolineando come i Giochi possano rappresentare un’opportunità per trasformare la competizione in incontro e le differenze in occasione di dialogo. Il contributo delle comunità religiose, ha evidenziato, assume un rilievo particolare nella costruzione della coesione sociale e nella promozione del bene comune.
Cattaneo ha posto l’accento su integrazione, libertà religiosa e confronto tra fedi quali elementi strutturali di una convivenza fondata sul riconoscimento dell’altro. La pace, ha osservato, richiede un impegno quotidiano che coinvolge istituzioni e società civile, soprattutto in una fase storica segnata da conflitti e tensioni internazionali.
Dalla preghiera allo spettacolo: l’arte come ponte
Dopo gli interventi istituzionali, l’attore Giacomo Poretti ha dato voce al “Messaggio per la Pace” della Consulta, ribadendo l’urgenza di rilanciare dialogo e rispetto reciproco come strumenti per tutelare la dignità umana. In questa cornice, lo sport è stato evocato nella sua dimensione più autentica: confronto leale, riconoscimento dell’avversario, capacità di accogliere vittoria e sconfitta senza sopraffazione.
La serata è proseguita all’Auditorium Testori con uno spettacolo artistico interreligioso aperto al pubblico. Sul palco si sono alternate espressioni culturali e spirituali differenti: la danza sacra kuchipudi proposta dalle comunità induiste, gesto e ritmo come forma di meditazione; “Amazing Grace” interpretato dalle comunità evangeliche, tra polifonia e sonorità gospel; il Sukun Ensemble, formato da musicisti musulmani italiani e francesi, impegnato in un dialogo musicale tra Oriente e Occidente; la rappresentazione “San Francesco e l’incontro con il Sultano” della Chiesa cattolica, memoria di un confronto pacifico in tempi di conflitto; il Coro Kol Hashomrim delle Comunità ebraiche, con brani nelle diverse lingue della tradizione sefardita e ashkenazita.
L’evento ha restituito l’immagine di una città che, nel cammino verso i Giochi, sceglie di valorizzare la pluralità come risorsa e di affidare alla cultura e alla spiritualità un compito preciso: costruire spazi di incontro in cui le differenze non siano linee di frattura, ma occasione di conoscenza reciproca.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to