Milano, export italiano: IMIT chiede più manager e competenze
07/05/2026
L’export italiano cresce, ma resta frenato da poche imprese stabilmente presenti sui mercati esteri, scarsa cultura dell’internazionalizzazione, carenza di competenze specialistiche, barriere commerciali e costi logistici elevati. È il quadro emerso dall’evento “Criticità dell’export: quali leve per la crescita?”, organizzato da IMIT in Confcommercio Milano per presentare i risultati del sondaggio condotto tra 87 export manager, con un portafoglio rappresentativo di oltre 400 aziende.
Il messaggio dell’associazione, che riunisce manager e professionisti dell’internazionalizzazione, è chiaro: per crescere sui mercati esteri le imprese devono poter contare su risorse umane specializzate, interne o esterne all’azienda, capaci di costruire strategie export strutturate e non episodiche. All’iniziativa, patrocinata da Confcommercio Professioni e Humanx, sono intervenuti rappresentanti istituzionali, manager, imprese, banche e operatori del private equity.
Export in crescita, ma poche aziende vendono stabilmente all’estero
Nel 2025 l’export italiano ha registrato una crescita del 3,3%, raggiungendo quota 643 miliardi di euro, nonostante un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica. Il surplus commerciale ha superato i 50 miliardi, con risultati positivi in settori come farmaceutico, nautica, meccanica, alimentare e trasporti.
Il Made in Italy mostra ancora capacità competitiva e adattamento, tanto che negli ultimi 15 anni l’Italia ha mantenuto stabile la propria quota sul totale delle esportazioni mondiali, attorno al 2,8-2,9%. Tuttavia, il numero delle aziende esportatrici non cresce: oscilla da anni tra 130mila e 140mila unità, mentre quelle con export continuativo da almeno tre anni sono poco più di 80mila. Inoltre, oltre 100mila imprese esportatrici hanno un fatturato estero annuo inferiore al milione di euro.
Mercati troppo europei e servizi ancora deboli
Tra le criticità evidenziate da IMIT c’è la forte concentrazione dell’export italiano sui mercati europei, con Paesi UE, Svizzera e Regno Unito ancora centrali per molte imprese. Gli Stati Uniti rappresentano l’eccezione più rilevante tra i mercati extraeuropei, con una crescita confermata nel 2025, pari al 7,2%, nonostante il tema dei dazi.
Questa esposizione verso mercati tradizionali può offrire una relativa protezione in una fase complessa, ma rende ancora più urgente la diversificazione geografica. Un altro nodo riguarda l’export dei servizi: l’Italia è solo al quattordicesimo posto tra i Paesi esportatori di servizi, mentre proprio questo comparto sta contribuendo in modo crescente all’espansione degli scambi internazionali.
Il sondaggio IMIT: mancano strategia, finanza e figure qualificate
Dall’indagine condotta da IMIT emergono diversi fattori che rallentano l’internazionalizzazione delle imprese. Tra questi figurano la mancanza di risorse finanziarie per investire sui mercati esteri, l’assenza di una strategia export strutturata, la carenza di export manager o personale qualificato, le barriere non tariffarie, le pratiche doganali, le certificazioni, i documenti per l’export e i costi della logistica.
Le imprese segnalano anche instabilità politica nei mercati target, margini ridotti, difficoltà nel marketing internazionale e nel posizionamento. Molte aziende ritengono complicato individuare e selezionare i partner giusti. IMIT richiama inoltre la scarsa propensione al marketing digitale, tema che diventa ancora più rilevante con la diffusione dell’intelligenza artificiale e che richiede interventi formativi pubblici e privati.
Le proposte: formazione, indice di maturità e fondo per manager export
Per superare questi ostacoli, IMIT propone un programma di formazione culturale rivolto anche ai titolari d’impresa, con l’obiettivo di preparare risorse specializzate e competenti nella costruzione di strategie di internazionalizzazione. L’associazione chiede anche interventi di formazione professionale sul marketing digitale e maggiore attenzione alla politica commerciale europea verso i Paesi terzi.
Tra le iniziative sistemiche indicate figurano la definizione di un Indice di maturità per l’internazionalizzazione, l’introduzione di un Protocollo nazionale per l’internazionalizzazione delle PMI e la creazione di un “Fondo per il salto dimensionale e managerializzazione internazionale”. Quest’ultimo dovrebbe sostenere un programma di co-investimento tra Stato e imprese per inserire stabilmente, per 24-36 mesi, Export Transformation Manager nelle aziende.
Premio IMIT a Bossoni e Surini
Nel corso dell’evento è stata assegnata anche la seconda edizione del Premio IMIT “Manager Internazionale dell’Anno”, dedicato ai professionisti che contribuiscono allo sviluppo estero delle imprese italiane. Sono stati premiati Francesco Bossoni, amministratore unico di Vendom Srl, e Annalisa Surini, Sales & Export Consultant di MULTI.
Bossoni è stato riconosciuto per il lavoro svolto a supporto di Sala Srl, PMI familiare attiva nella produzione di macchine utensili per la tornitura, valorizzando il ruolo dell’export manager nei processi B2B complessi. Surini è stata premiata per il percorso di espansione internazionale di OTIM Srl, azienda specializzata nella lavorazione a freddo della lamiera, accompagnata nello sviluppo di canali di vendita strutturati sui mercati esteri.
Per il presidente di IMIT, Andrea Bonardi, il patrimonio di competenze dei professionisti dell’export e dell’internazionalizzazione rappresenta un fattore determinante per il Sistema Italia. La crescita dell’export, secondo l’associazione, non può dipendere solo dalla forza del prodotto, ma deve poggiare su managerialità, formazione, strategia e capacità di presidiare mercati complessi con strumenti adeguati.
Articolo Precedente
Milano, chiuso il nido di via Pianell dopo furti di rame e infiltrazioni
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.