Crans-Montana, in arrivo un antibiotico “di frontiera” per i ragazzi ricoverati in Lombardia
16/01/2026
Un farmaco poco comune, richiesto quando il margine di rischio si stringe e le complicanze non concedono tregua: per i ragazzi rimasti feriti nella tragedia di Crans-Montana e attualmente ricoverati in Lombardia è in arrivo un antibiotico di ultima generazione. La notizia arriva da Regione Lombardia attraverso l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che ha spiegato come il team clinico abbia segnalato fin dalle prime ore la vulnerabilità dei pazienti con gravi ustioni, esposti a infezioni importanti, soprattutto quando l’apparato respiratorio è coinvolto dall’inalazione di fumi.
Ustioni e infezioni: il punto critico è spesso il respiro
Nel percorso di cura dei grandi ustionati, il controllo delle infezioni diventa una priorità quotidiana: la barriera cutanea perde efficacia, le procedure invasive aumentano, la degenza può essere lunga. Se a questo si aggiunge un danno da fumo inalato, i polmoni entrano in una zona delicata dove colonizzazioni e polmoniti possono evolvere rapidamente. È su questo scenario che gli specialisti hanno indicato la necessità di una combinazione antibiotica specifica: sulbactam + durlobactam, definita “altamente specialistica” e “non di uso comune”.
Per dare un riferimento tecnico, sulbactam-durlobactam è una terapia sviluppata per contrastare infezioni ospedaliere difficili, in particolare quelle sostenute da Acinetobacter baumannii in ambito respiratorio; negli Stati Uniti la combinazione (nota come Xacduro) è autorizzata per polmoniti ospedaliere e associate a ventilazione in pazienti adulti, con indicazione mirata e limitazioni d’uso esplicite.
Nel caso lombardo, la scelta viene ricondotta alla valutazione clinica dei medici che seguono i ragazzi, dentro un quadro di rischio infettivo elevato e necessità di copertura terapeutica molto selettiva.
La corsa al reperimento: importazione, rete nazionale e dosi “in prestito”
Regione Lombardia ha attivato due binari paralleli: importazione dall’estero dalla ditta produttrice, e reperimento sul territorio nazionale nell’attesa dell’arrivo del farmaco.
Qui entra in gioco la collaborazione tra strutture: Humanitas ha garantito una fornitura immediata, mentre ulteriori dosi sono state messe a disposizione dall’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, con un trasporto curato da AREU, l’agenzia regionale dell’emergenza-urgenza. Bertolaso ha ringraziato la direzione di Humanitas, l’assessore alla Sanità della Liguria Massimo Nicolò e il prof. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino, per la collaborazione rapida.
La vicenda racconta anche un aspetto spesso invisibile al pubblico: quando una terapia è rara, il tempo non lo fa soltanto la produzione, lo fanno le relazioni tra ospedali, la logistica, le autorizzazioni, la capacità di muovere risorse in sicurezza senza trasformare un’urgenza clinica in un ostacolo amministrativo.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to