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Intervista doppia a Chechi e Rossi: Milano Cortina 2026 tra ironia e orgoglio

12/02/2026

Intervista doppia a Chechi e Rossi: Milano Cortina 2026 tra ironia e orgoglio

Un’intervista doppia, condotta con ritmo serrato e tono diretto, capace di alternare leggerezza e riflessione. Juri Chechi e Antonio Rossi, due nomi che hanno segnato pagine memorabili dello sport italiano, si sono raccontati ai microfoni di Lombardia Notizie Tv, il canale informativo della Regione Lombardia trasmesso in streaming su YouTube e Twitch.

L’incontro si è svolto in una cornice simbolica: a bordo della nuova ovovia di Livigno, uno degli impianti destinati a rappresentare l’innovazione infrastrutturale legata a Milano Cortina 2026. Un luogo che parla già di futuro, scelto per discutere di un evento che promette di incidere in modo profondo sul territorio.

Ironia olimpica e spirito competitivo

Alle domande, formulate senza schemi rigidi e con uno sguardo che ha abbracciato anche le Olimpiadi invernali del 2026, i due campioni hanno risposto con lo stile che li contraddistingue: ironico, competitivo, mai banale.

Se Chechi, il “Signore degli Anelli”, dovesse cimentarsi con i Giochi invernali, sceglierebbe lo slalom speciale. “Mi ribattezzerebbero il Tomba della Toscana”, ha scherzato, evocando un paragone ingombrante ma pronunciato con il sorriso di chi sa quanto conti la passione prima ancora del risultato.

Antonio Rossi, ex canoista e volto istituzionale dello sport lombardo, ha rilanciato con una scelta ancora più audace: la pista Stelvio di Bormio, teatro di una discesa libera tra le più tecniche e spettacolari del circuito. Un’immagine potente, che restituisce l’idea di sfida e coraggio, ingredienti comuni a ogni disciplina olimpica.

Le battute, però, hanno lasciato spazio a considerazioni più profonde sul significato di Milano Cortina 2026 e sull’impatto che i Giochi avranno per il Paese.

Milano Cortina 2026, un’eredità che va oltre lo sport

Quando il tono si è fatto più riflessivo, entrambi hanno sottolineato il valore strategico dell’appuntamento olimpico. Antonio Rossi ha parlato di un’eredità concreta per la Lombardia e per l’Italia: infrastrutture moderne, territori valorizzati, visibilità internazionale. L’evento, nelle sue parole, rappresenta una leva di sviluppo che supera il perimetro delle competizioni e si traduce in opportunità economiche e turistiche.

Juri Chechi ha spostato l’attenzione su un altro piano, meno tangibile ma altrettanto decisivo: la reputazione del sistema Paese. Milano Cortina 2026, ha osservato, potrà essere la dimostrazione della competenza, della serietà e della capacità organizzativa italiana, qualità spesso riconosciute ma non sempre raccontate con la forza che meritano.

L’intervista si è così trasformata in un dialogo sull’identità sportiva e civile dell’Italia. Due campioni abituati al podio hanno ricordato che i Giochi non sono soltanto medaglie e cronometri, ma un’occasione per trasmettere valori, costruire infrastrutture durature e rafforzare un senso di appartenenza condiviso.

Milano Cortina 2026, nelle loro parole, è già molto più di una competizione: è una promessa di futuro.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to