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“Una casa per ricominciare”: la Lombardia rende strutturale l’autonomia abitativa per le donne che escono dalla violenza

03/03/2026

“Una casa per ricominciare”: la Lombardia rende strutturale l’autonomia abitativa per le donne che escono dalla violenza

Regione Lombardia consolida e amplia le politiche di contrasto alla violenza contro le donne con una misura che sposta l’attenzione dal solo momento dell’emergenza a quello, spesso più complesso, della ripartenza. “Una casa per ricominciare” mette a disposizione 1,5 milioni di euro per sostenere percorsi di autonomia abitativa rivolti alle vittime di violenza e ai loro figli, riconoscendo che la sicurezza non si esaurisce nella protezione immediata: senza un alloggio stabile, il rischio di ritorno nella spirale della dipendenza e dell’isolamento resta alto.

La nuova misura si innesta nel lavoro avviato con la sperimentazione sugli alloggi Aler destinati alle donne in uscita dalla violenza. In quel quadro, la Regione ha stanziato complessivamente 3 milioni di euro, rendendo possibile l’assegnazione di 100 alloggi sul territorio regionale. Oggi l’intervento cambia passo: esce dalla logica sperimentale e punta a diventare un dispositivo permanente, capace di reggere nel tempo e di attivare una rete più ampia di soggetti.

Risorse e durata: canoni coperti, spese condominiali e sostegno alla presa in carico

L’impianto finanziario distingue due filoni. La quota principale, 1,3 milioni di euro, è destinata alla copertura dei canoni di locazione e delle spese condominiali per un periodo minimo di cinque anni. È una scelta che dà continuità, perché i percorsi di autonomia non si misurano in mesi: richiedono stabilità, pianificazione, la possibilità di costruire un nuovo assetto di vita senza la pressione di una precarietà abitativa che vanifica ogni altro intervento.

Accanto a questo, 200 mila euro sono riservati ai soggetti gestori dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio per le attività di gestione e accompagnamento. Il punto è sostanziale: la casa, da sola, non basta. Servono orientamento, supporto nel passaggio da una condizione protetta a una quotidianità autonoma, lavoro sulla sostenibilità economica e sulla rete sociale, tutela dei minori, tenuta emotiva e pratica di chi ha già attraversato un’esperienza di rottura.

Una rete più larga: enti locali, enti religiosi e terzo settore

L’elemento che caratterizza “Una casa per ricominciare” è l’allargamento della platea di soggetti che possono mettere a disposizione immobili idonei. Oltre al patrimonio Aler, entrano in modo strutturale enti locali, enti religiosi e terzo settore, con l’obiettivo di costruire un elenco stabile di alloggi e di rendere più capillare la risposta sul territorio. In termini concreti significa ridurre i tempi di attesa, aumentare le opzioni disponibili, adattare gli interventi alle esigenze delle persone e dei contesti, evitare che la disponibilità di un alloggio diventi un collo di bottiglia che rallenta l’uscita dalla violenza.

Nelle dichiarazioni, l’assessora Elena Lucchini sottolinea l’intenzione di garantire non solo protezione ma “una reale possibilità di ricominciare”, rafforzando il lavoro dei servizi specializzati. L’assessore Paolo Franco lega la casa alla libertà: stabilizzare un alloggio significa rendere possibile indipendenza e dignità, soprattutto quando ci sono figli e la vulnerabilità rischia di moltiplicarsi.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to