Terziario lombardo, giovani imprenditori fiduciosi: nel 2026 investimenti su digitale e IA
20/01/2026
C’è un dato che, più di altri, restituisce il clima con cui i giovani imprenditori del terziario lombardo guardano al 2026: sei su dieci dichiarano di avere in programma investimenti. In un settore spesso letto attraverso la lente dell’emergenza — costi, margini, concorrenza, incertezze — l’indagine di Confcommercio Lombardia e del Gruppo Giovani Imprenditori fotografa invece una disponibilità diffusa a mettere risorse su ciò che può cambiare davvero l’operatività quotidiana: digitalizzazione e intelligenza artificiale, prima di marketing e promozione e, più indietro, ristrutturazione dei locali.
Non è un entusiasmo generico: è un ottimismo che si traduce in scelte pratiche, in priorità, in una gerarchia di interventi. E, nel lessico di chi fa impresa, le priorità sono sempre un modo per dire dove si pensa di trovare crescita e dove si teme di perderla.
Investimenti: digitale e intelligenza artificiale in testa alle scelte
Il 60% di chi ha risposto indica investimenti nel corso dell’anno, con una preferenza netta per strumenti e processi digitali e per l’applicazione dell’intelligenza artificiale. Significa, nella realtà del terziario, intervenire su gestione dei dati, automazione di attività ripetitive, analisi della domanda, assistenza al cliente, ottimizzazione di magazzino e forniture, ma anche su sicurezza e continuità operativa. Dietro l’etichetta “IA” convivono soluzioni molto diverse: alcune leggere e immediatamente adottabili, altre più strutturali, che richiedono competenze interne o supporto esterno e, quindi, un vero budget.
Subito dopo arrivano marketing e promozione: una scelta coerente con un mercato in cui la visibilità è diventata una variabile economica, non un dettaglio di comunicazione. La ristrutturazione dei locali, pur presente, scende di posizione: il segnale è chiaro, prima si lavora sui processi e sui canali, poi sul contenitore.
Lavoro e competenze: un quarto prevede assunzioni, ma pesa il tema del personale qualificato
Sul fronte dell’occupazione, un imprenditore su quattro prevede assunzioni nel 2026, mentre il 30% non esclude di allargare l’organico. È un’informazione che va letta insieme a un’altra: tra le esigenze più citate compare la difficoltà nel reperire personale qualificato. Nel terziario la qualità del servizio si gioca spesso in pochi metri quadrati e in poche interazioni; quando manca la competenza, il problema non resta “interno”, diventa immediatamente percepibile dal cliente.
In questo quadro si inserisce la scelta, ricordata dal presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Davide Garufi, di firmare un protocollo con l’Ufficio Scolastico Regionale per contribuire all’orientamento: un tentativo di ridurre la distanza tra percorsi formativi e fabbisogni reali delle imprese, senza trasformare l’inserimento lavorativo in un salto nel buio.
Cosa chiedono le imprese: contributi agli investimenti e meno burocrazia
Quando si passa dalle intenzioni alle condizioni necessarie, le risposte si addensano su due punti: contributi per investimenti e una burocrazia più leggera. “Leggera”, in questo caso, non viene intesa come assenza di regole, ma come chiarezza nei rapporti con la pubblica amministrazione, tempi certi, procedure comprensibili, riduzione delle ambiguità che consumano energie e rallentano le scelte.
Lo sfondo, infine, allarga la prospettiva oltre i confini regionali: tra i fattori che influenzeranno società ed economia, i giovani imprenditori indicano tecnologia e intelligenza artificiale, gli assetti geopolitici e una rimodulazione della scala valoriale, con la conciliazione vita-lavoro sempre più centrale. È una triade che tiene insieme innovazione, instabilità e aspettative sociali: una combinazione che può premiare chi sa adattarsi in fretta, ma che non perdona improvvisazioni.
Articolo Precedente
Milano Art Week 13–19 aprile: la città come piattaforma, tra PAC e miart
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to