Caricamento...

Milano 365 Logo Milano 365

Statale di Milano inaugura il 2025-2026 tra scienza, laicità e responsabilità pubblica

26/01/2026

Statale di Milano inaugura il 2025-2026 tra scienza, laicità e responsabilità pubblica

Nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, l’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 ha scelto un filo conduttore netto: la libertà accademica come presidio della vita democratica, oltre che condizione concreta perché ricerca e didattica possano restare affidabili, universali, discutibili e quindi davvero utili alla società. La cerimonia, aperta dai saluti istituzionali e scandita dagli interventi della comunità universitaria, ha avuto come ospite d’onore Filippo Grandi, con una prolusione dedicata a quarant’anni di lavoro umanitario.

Libertà accademica come garanzia collettiva, non privilegio

La rettrice Marina Brambilla ha insistito su un punto che spesso si perde nel dibattito pubblico: l’autonomia della ricerca non è una rivendicazione corporativa, bensì una “garanzia sociale collettiva”, perché una società che vuole correggere i propri errori ha bisogno di luoghi in cui la critica non sia un incidente tollerato, ma il metodo di lavoro. A rendere più urgente questo richiamo pesa la fotografia internazionale: secondo l’Academic Freedom Index, restrizioni molto gravi colpiscono 34 Paesi, un dato che rimanda a metà della popolazione mondiale e che obbliga a smettere di considerare la libertà accademica come un bene acquisito una volta per tutte.

Politica e scienza: alleate imperfette, indispensabili

Nel discorso inaugurale emerge anche un equilibrio delicato: politica e scienza hanno logiche diverse, eppure il loro rapporto, se fondato su fiducia reciproca, evita due derive opposte—decisioni pubbliche cieche ai fatti, oppure un tecnicismo che pretende di “sostituirsi” alla scelta democratica. In questo perimetro si colloca la “libertà esigente” evocata dalla rettrice: scegliere il metodo scientifico significa accettare il dubbio, il confronto, il rispetto per i dati, senza trasformarli in un feticcio.

Accanto a ciò, la laicità viene descritta come autonomia da dogmi religiosi, ideologici o politici: una cornice che non sterilizza i valori, ma impedisce che la ricerca diventi strumento di legittimazione e perda la sua vocazione universale.

Giovani, cantieri e ricerca: il “campo lungo” dell’università

Il taglio della prolusione di Filippo Grandi—alzare lo sguardo oltre il corto respiro della politica internazionale e oltre i confini vicini—dialoga con la responsabilità educativa dell’ateneo: formare cittadini e professionisti capaci di complessità, senza semplificazioni consolatorie.

Sul piano più operativo, l’università racconta anche i propri avanzamenti: lavori conclusi e nuovi spazi per studenti, cantieri in corso verso il traguardo di MIND, investimenti su ricerca e carriere “pre-ruolo”, fino ai risultati nei bandi del Fondo Italiano per la Scienza. È la parte meno simbolica e più misurabile di una stessa idea: la libertà accademica resta sterile se non viene sostenuta da infrastrutture, risorse, personale e condizioni di lavoro che la rendano praticabile, ogni giorno.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to