Robert Mapplethorpe a Milano: le forme del desiderio in mostra a Palazzo Reale
29/01/2026
Milano apre uno dei capitoli espositivi più intensi del proprio calendario culturale con “Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio”, una mostra che riporta al centro del dibattito artistico uno degli sguardi più radicali e raffinati del Novecento. Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026, le sale di Palazzo Reale ospitano oltre duecento opere del fotografo statunitense, tra immagini iconiche e una selezione di scatti inediti, offrendo al pubblico la possibilità di confrontarsi con un linguaggio visivo che continua a interrogare il presente.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe, l’esposizione rientra nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il progetto che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con iniziative capaci di intrecciare sport, patrimonio e arti contemporanee.
Un’estetica che unisce rigore classico e tensione contemporanea
Nato a New York nel 1946 e scomparso prematuramente nel 1989, Robert Mapplethorpe ha attraversato la stagione della controcultura trasformando la fotografia in uno strumento di indagine sul corpo, sull’identità e sul desiderio. Le immagini in mostra raccontano un percorso coerente e insieme spiazzante, nel quale la provocazione non è mai fine a se stessa, ma diventa conseguenza di una ricerca formale rigorosa, quasi scultorea.
I nudi maschili e femminili, i ritratti, i fiori e le composizioni più celebri sono costruiti con una precisione che richiama la tradizione classica, mentre la luce, netta e controllata, scolpisce la materia fino a trasformare il corpo umano in architettura visiva. In questa tensione tra misura ed eccesso si colloca la cifra più riconoscibile dell’artista, capace di fondere sensualità e disciplina compositiva senza compromessi.
Oltre la censura, dentro la storia della fotografia
Curata da Denis Curti, la mostra sceglie consapevolmente di superare le letture riduttive che per anni hanno confinato Mapplethorpe nella dimensione dello scandalo. Il percorso espositivo restituisce invece la complessità di un autore che ha saputo dialogare con la scultura antica, con la tradizione del ritratto e con le istanze più avanzate dell’arte contemporanea.
Milano diventa così il luogo ideale per rileggere questa opera nella sua interezza, come sottolineato dall’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, che individua nella mostra un’affermazione del ruolo della città come capitale dell’immagine e spazio aperto ai linguaggi più esigenti della modernità.
Inserita nel contesto del periodo olimpico e paralimpico, “Le forme del desiderio” non si limita a celebrare un maestro della fotografia, ma invita a riflettere sul rapporto tra corpo, bellezza e rappresentazione, dimostrando come l’arte, anche quando nasce da una tensione radicale, possa diventare patrimonio condiviso e strumento di conoscenza collettiva.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to