Olimpiadi e scuole chiuse: Legambiente contesta una scelta che divide la città
28/01/2026
La decisione di tenere chiuse numerose scuole milanesi nei giorni dell’apertura delle Olimpiadi invernali solleva un dibattito che va oltre la gestione dell’ordine pubblico e della mobilità. A porre la questione in termini espliciti è Legambiente Lombardia, che con una lettera formale indirizzata al Prefetto di Milano esprime una critica netta a quella che viene definita una scelta miope, incapace di cogliere il valore educativo e sociale di un grande evento internazionale.
Secondo l’associazione ambientalista, un’Olimpiade che chiede agli studenti di restare a casa per ragioni organizzative rischia di trasmettere un messaggio distorto: l’evento viene percepito come qualcosa da “subire”, anziché come un’occasione collettiva da vivere e comprendere. La comunità scolastica – studenti, famiglie, personale – finisce così ai margini di una manifestazione che, per sua natura, dovrebbe parlare di inclusione, partecipazione e valori condivisi.
Mobilità e sostenibilità: un’occasione mancata
Nel merito delle motivazioni addotte per la chiusura degli istituti, Legambiente riconosce la necessità di limitare la congestione urbana in una giornata particolarmente complessa dal punto di vista logistico. Tuttavia, contesta il metodo scelto. Chiudere le scuole, osserva l’associazione, non equivale a promuovere una reale strategia di mobilità sostenibile, ma sposta semplicemente il problema sulle famiglie, aumentando il disagio organizzativo senza generare un cambiamento virtuoso.
L’alternativa proposta è chiara: incentivare, anche simbolicamente, un uso diverso dello spazio urbano e dei mezzi di trasporto. Un invito esplicito a rinunciare all’auto privata, a privilegiare spostamenti a piedi, in bicicletta o con il trasporto pubblico, avrebbe dato continuità ai percorsi educativi già avviati nelle scuole sul tema della mobilità attiva e della sostenibilità ambientale. In questo modo, l’Olimpiade avrebbe potuto trasformarsi in una lezione concreta di cittadinanza, anziché in un’interruzione forzata della quotidianità scolastica.
Il richiamo è anche di carattere sociale: mentre molti adulti possono ricorrere al lavoro da remoto, agli studenti non è concessa una soluzione analoga. La chiusura delle scuole, quindi, accentua una disparità e contribuisce a rappresentare l’età scolare come un problema logistico, invece che come una risorsa educativa.
Coinvolgere le scuole, non escluderle
Nel documento firmato dalla presidente Barbara Meggetto, Legambiente suggerisce una strada diversa, già sperimentata in altri contesti cittadini: la pedonalizzazione temporanea delle strade adiacenti agli istituti scolastici. Una soluzione che avrebbe potuto ridurre il traffico, migliorare la sicurezza e rafforzare il senso di appartenenza della comunità, coinvolgendo direttamente studenti e famiglie in un’esperienza coerente con i valori olimpici e ambientali.
La critica non è ideologica, ma culturale. Un grande evento internazionale, soprattutto in una città che si definisce attenta alla qualità della vita e all’innovazione urbana, dovrebbe essere l’occasione per rafforzare politiche già in corso, non per sospenderle. Escludere le scuole significa rinunciare a un potenziale straordinario di partecipazione e consapevolezza.
La richiesta rivolta al Prefetto e, per conoscenza, al Sindaco, è dunque quella di ripensare la decisione, alla luce di un approccio più inclusivo e meno divisivo. Perché un’Olimpiade che chiude le scuole rischia di perdere parte del suo significato più profondo: quello di evento collettivo, capace di parlare a tutte le generazioni e di lasciare un’eredità culturale che vada oltre i giorni della competizione.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to