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Museo del Novecento, a Milano Art Week 2026 il museo si riscrive attraverso quattro progetti

10/04/2026

Museo del Novecento, a Milano Art Week 2026 il museo si riscrive attraverso quattro progetti

Il Museo del Novecento arriva alla Milano Art Week 2026 con un programma che ha il pregio della chiarezza e dell’ambizione: non limitarsi a presentare nuovi appuntamenti, ma mostrare in modo concreto il profilo di un’istituzione che sta cambiando pelle. I quattro progetti annunciati questa mattina compongono infatti una traiettoria precisa, nella quale esposizione, ricerca, riallestimento e dialogo con la città diventano parti di uno stesso disegno.

Il museo si racconta come organismo vivo, attraversato da nuove acquisizioni, aperture al contemporaneo e interventi capaci di anticipare l’ampliamento nella seconda torre dell’Arengario. Ne emerge un’identità sempre meno legata all’idea di luogo chiuso e statico, sempre più vicina a quella di spazio poroso, mobile, disposto a rimettere in gioco la propria narrazione.

Diego Marcon e il Premio ACACIA: un ingresso che misura il presente

Da oggi al 19 aprile il Museo presenta salut! hallo! hello! (2010) di Diego Marcon, vincitore del Premio ACACIA 2026. L’opera entra così a far parte della Collezione ACACIA donata al Museo, arricchendo un nucleo che negli anni ha contribuito in modo decisivo a consolidare la presenza dell’arte contemporanea italiana nelle raccolte civiche milanesi.

Collocato nella Sala Fontana, con il Duomo sullo sfondo oltre le vetrate, il lavoro di Marcon si apre come un montaggio di cartoline che evocano un immaginario turistico, lieve solo in apparenza, per poi spostarsi dentro una tipografia e svelare il processo di produzione di quelle stesse immagini. È in questo scarto che il video prende forza: il ricordo da consumo visivo si decompone e si ricompone in una partitura astratta, costruita con rigore, ritmo e precisione percettiva.

Marcon, da anni fra i nomi più riconoscibili della ricerca sulle immagini in movimento, conferma una qualità rara: il controllo assoluto della forma senza irrigidimento, la disciplina dello sguardo senza perdita di intensità. La sua presenza nel patrimonio del Museo ha quindi un valore che va oltre la singola acquisizione, perché segnala la volontà di tenere il contemporaneo dentro una cornice museale non ornamentale, ma critica. Nella stessa direzione si colloca la proiezione speciale di Dolle (2023), prevista domenica 19 aprile al Cinema Arlecchino, iniziativa che approfondisce la sua pratica e amplia il progetto oltre gli spazi espositivi tradizionali.

Munari, l’aria e una pedagogia dello sguardo

Tra i momenti più convincenti del programma c’è il nuovo capitolo di FOCUS900, dedicato a Bruno Munari con il progetto Vedere l’aria. La scelta è felice, perché riporta al centro una parte della sua ricerca in cui leggerezza, intelligenza progettuale e radicalità concettuale convivono senza attrito. In collaborazione con Spazio Munari, Corraini Edizioni e Archivi Bruno Munari®, il Museo lavora su uno dei nuclei più originali dell’artista: la possibilità di dare forma percettiva a ciò che, per definizione, sfugge allo sguardo.

Il percorso prende avvio da Far vedere l’aria, azione del 1969 realizzata a Como nell’ambito di Campo Urbano e documentata dalle fotografie di Ugo Mulas. Accanto a quella sequenza trovano posto opere in cui l’aria agisce come elemento strutturale: Macchine inutili, Concavo-convesso, Filipesi. Sono lavori che reagiscono alle minime variazioni ambientali, si trasformano senza posa, sottraggono all’autore il dominio pieno del risultato e chiedono allo spettatore una disponibilità diversa, meno frontale, più attenta ai processi che agli esiti fissi. Completano il focus i progetti originali di Munari, preziosi per entrare nel laboratorio del suo pensiero.

Molto coerente anche la scelta di affiancare al progetto un laboratorio gratuito per bambini dai 6 agli 11 anni, in programma sabato 19 aprile. Qui la mediazione non assume una funzione accessoria, ma si inserisce nella sostanza stessa del lavoro di Munari: educare all’osservazione, al gioco intelligente, alla scoperta di forma, gravità ed equilibrio come esperienze vive.

FORUM900, LOUNGE900 e il museo come soglia urbana

Al piano terra, negli spazi di FORUM900, il Museo introduce un rinnovamento del percorso permanente attraverso una selezione di opere entrate in collezione grazie a premi, acquisizioni e donazioni. Il risultato non viene presentato come un semplice aggiornamento, ma come una costellazione di immagini e visioni capace di restituire la pluralità della scena contemporanea. I lavori di Massimo Bartolini, Paola Di Bello, Patrizio di Massimo, Rä di Martino, Lupo Borgonovo, Roberto Cuoghi, Francesco Jodice, Armin Linke, Marcello Maloberti, Diego Perrone, Alessandro Pessoli, Paola Pivi, Grazia Toderi e Nico Vascellari costruiscono una parete che funziona quasi come un dispositivo di pressione visiva verso l’esterno.

È un passaggio importante, perché il museo sembra qui abbandonare l’idea della quadreria come disposizione ordinata e conclusa, per trasformarla in una soglia che guarda la città e si lascia interrogare da essa. La lunga parete affacciata sulla strada dialoga idealmente con il cantiere dell’ampliamento, rendendo visibile una fase di transizione che non viene nascosta, ma assunta come parte del racconto istituzionale.

Al quarto piano, nella LOUNGE900, trova invece posto il riallestimento di una selezione di opere provenienti dalla Collezione Spagna Bellora, donata da Anna Spagna Bellora. È un intervento di grande interesse storico e critico, perché riporta l’attenzione sulla ricerca verbovisuale e su quella trama di relazioni che, fra anni Settanta e Ottanta, prese forma attorno allo Studio Sant’Andrea e al Centro Culturale d’Arte Bellora. I lavori di Mirella Bentivoglio, Francesco Correggia, Elio Marchegiani, Luciano Ori, Lamberto Pignotti, Sarenco e Adriano Spatola ricostruiscono un dialogo fra parola e immagine che conserva ancora oggi una sorprendente vitalità.

Dalla facciata al percorso guidato, il museo estende il proprio raggio

Il programma si completa con interventi che occupano gli spazi interstiziali del Museo e ne allargano il perimetro simbolico. L’opera M di Marcello Maloberti, donata nel 2026, accompagna l’ingresso e partecipa a questa progressiva invasione del museo da parte dell’arte più attuale. Nello stesso contesto si inserisce in primavera Vedere le cose (per A.S.), installazione site-specific di Joseph Kosuth sulla facciata laterale dell’Arengario, realizzata con i neon che da decenni definiscono il suo lessico visivo. È una scelta che lavora sull’architettura, sulla percezione urbana, sulla possibilità di far uscire il discorso artistico dalla sala e affidarlo alla città.

Giovedì 16 aprile, infine, il pubblico potrà partecipare a una visita guidata gratuita nella collezione permanente, con un’attenzione particolare alle acquisizioni recenti e alle trasformazioni in corso. Anche questo dettaglio ha un suo peso: non una visita celebrativa, ma l’invito a entrare dentro un museo che, invece di presentarsi come compiuto, sceglie di mostrarsi nel pieno del proprio movimento.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.