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Milano Art Week 13–19 aprile: la città come piattaforma, tra PAC e miart

20/01/2026

Milano Art Week 13–19 aprile: la città come piattaforma, tra PAC e miart

Milano non tratta più l’arte come un “evento” da calendario, con una data cerchiata e un sipario che si chiude la sera dell’ultimo giorno. Milano Art Week, dal 13 al 19 aprile, funziona piuttosto come un sistema di connessioni: istituzioni pubbliche e fondazioni private, spazi storici e luoghi meno prevedibili, inaugurazioni e incontri che si incastrano come una mappa in movimento. La manifestazione, promossa dall’Assessorato alla Cultura e coordinata da Arte Totale ETS, ripropone l’idea di una settimana diffusa, dove il pubblico non “assiste” soltanto, ma attraversa la città seguendo tracce, segnali, inviti.

A dare il tono è anche un dettaglio operativo: la call for proposals, online su milanoartweek.it fino a lunedì 2 marzo, che apre il programma a realtà desiderose di contribuire. È una scelta che fotografa bene l’identità dell’Art Week milanese: non un contenitore chiuso, ma una regia che prova a tenere insieme molte voci, con l’ambizione — e il rischio — di far convivere linguaggi diversi senza ridurli a formato.

La monografica europea di Marco Fusinato al PAC: un ritorno che mette alla prova lo sguardo

Tra gli snodi annunciati, spicca l’inaugurazione al PAC della prima monografica europea di Marco Fusinato, artista e musicista noto per un lavoro che scava nel rapporto tra suono, performance e percezione. Curata da Diego Sileo, la mostra porta un titolo che suona come un’affermazione e insieme come una provocazione: The only true anarchy is that of power. In programma una selezione di opere recenti, tra cui Desastres, l’opera-performance con cui Fusinato ha rappresentato l’Australia alla 59ª Biennale di Venezia nel 2022.

Qui il punto non è soltanto il “nome” in locandina, ma il tipo di esperienza che un’Art Week decide di mettere al centro. L’universo di Fusinato, descritto come radicale e insieme rigoroso, invita a un confronto fisico con l’opera: non si tratta di guardare e archiviare, ma di restare dentro una tensione, dove l’interpretazione viene continuamente spostata di qualche centimetro, e dove la soglia tra visivo e sonoro smette di essere un confine comodo.

Miart 17–19 aprile: 160 gallerie, 24 Paesi e “New Directions” come bussola

L’altro asse forte della settimana è miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea in programma dal 17 al 19 aprile nella nuova sede della South Wing di Allianz MiCo. I numeri raccontano l’ambizione senza bisogno di aggettivi: 160 gallerie da 24 Paesi. Il titolo della trentesima edizione, New Directions, è una dichiarazione d’intenti che pesa soprattutto perché arriva in un momento in cui la parola “nuovo” rischia di diventare un’etichetta automatica. Qui, invece, dovrebbe essere una domanda concreta: quali direzioni, con quali linguaggi, con quali scelte di mercato e di ricerca?

La presentazione a Palazzo Reale, con la presenza dell’assessore Tommaso Sacchi, del vicedirettore generale di Fiera Milano Roberto Foresti, del direttore artistico Nicola Ricciardi, del presidente di Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti e di Michele Coppola (Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia), segnala anche un altro elemento strutturale: Milano Art Week e miart non sono mondi paralleli, ma comunicanti. La città, per una settimana, si mette nella condizione di far dialogare l’istituzione con la fiera, la programmazione pubblica con le dinamiche internazionali delle gallerie, l’accesso culturale con la macchina organizzativa.

E dentro questa rete, la domanda che resta sospesa — e che dà senso a un’intera settimana — è sempre la stessa: cosa succede quando il pubblico non viene invitato a “consumare” l’arte, ma a inseguirla, a cercarla, a cambiare percorso?

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to