Dalle profondità marine alla neurologia: Botryllus schlosseri apre nuove prospettive nello studio delle demenze
17/03/2026
Nel panorama della ricerca neuroscientifica, dove la complessità dei modelli biologici rappresenta spesso un limite operativo, un piccolo invertebrato marino sta offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere i meccanismi alla base delle malattie neurodegenerative. I tunicati, e in particolare Botryllus schlosseri, stanno emergendo come sistemi sperimentali capaci di colmare il divario tra biologia evolutiva e medicina.
Uno studio condotto dall’Università di Padova e dall’Università degli Studi di Milano, pubblicato sulla rivista Neurobiology of Disease, ha analizzato gli effetti della stimolazione a corrente continua (DCS), una tecnica di neuromodulazione non invasiva già impiegata in ambito clinico ma ancora oggetto di approfondimento sul piano molecolare.
Un modello evolutivo per comprendere il cervello umano
Botryllus schlosseri appartiene ai cordati, lo stesso gruppo evolutivo dei vertebrati, e condivide con questi una serie di caratteristiche genetiche e funzionali. Questa vicinanza evolutiva lo rende particolarmente adatto allo studio di processi complessi come l’invecchiamento e la degenerazione neuronale.
La sua peculiarità risiede nella capacità di rigenerare ciclicamente i propri tessuti, offrendo una finestra osservativa privilegiata sui meccanismi di mantenimento e declino cellulare. In laboratorio, questo organismo consente di monitorare in modo preciso e controllato l’attivazione e la disattivazione di specifici programmi biologici.
Nel contesto dello studio, le colonie sono state sottoposte a una stimolazione elettrica di bassa intensità (0,5 mA per 30 minuti), con l’obiettivo di osservare non soltanto gli effetti immediati sull’organismo, ma soprattutto le modifiche nell’espressione genica nel tempo.
Neuromodulazione e risposta cellulare: cosa accade dopo la stimolazione
I risultati mostrano un quadro articolato e dinamico. Subito dopo la stimolazione si registra un aumento temporaneo della frequenza cardiaca, senza alterazioni persistenti nel comportamento o nelle funzioni vitali. È sul piano molecolare che emergono le evidenze più significative.
A tre ore dalla stimolazione, l’attività di 191 geni risulta modificata; dopo 24 ore il numero scende a 104, per poi aumentare nuovamente fino a 529 geni dopo 48 ore. Questa evoluzione temporale suggerisce una risposta complessa e modulata, in cui diverse vie cellulari si attivano in sequenza.
Le aree maggiormente coinvolte riguardano la risposta immunitaria e infiammatoria, l’equilibrio ossidativo e la comunicazione tra cellule nervose. Nelle fasi più tardive emergono segnali legati alla sopravvivenza cellulare e al funzionamento dei mitocondri, elementi centrali per il metabolismo energetico.
Secondo i ricercatori, questi dati indicano che la neuromodulazione può influenzare programmi biologici profondamente conservati nel corso dell’evoluzione, offrendo indizi rilevanti per comprendere come interventi analoghi possano agire anche nell’organismo umano.
Dalla ricerca di base alle applicazioni cliniche
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la possibilità di utilizzare Botryllus schlosseri come piattaforma preclinica per testare e affinare protocolli di neuromodulazione. La rapidità con cui è possibile osservare le risposte molecolari, unita alla precisione temporale delle analisi, consente di formulare ipotesi sperimentali con un livello di dettaglio difficilmente raggiungibile in altri modelli.
Questo approccio apre a una prospettiva integrata, in cui la ricerca di base contribuisce direttamente alla comprensione dei meccanismi terapeutici. La stimolazione a corrente continua, già utilizzata per il trattamento di alcune condizioni neurologiche, potrebbe beneficiare di queste evidenze per migliorare efficacia e personalizzazione degli interventi.
Il valore del modello non risiede soltanto nella sua semplicità, ma nella capacità di riflettere processi biologici condivisi, rendendolo uno strumento utile per esplorare la relazione tra neuromodulazione, stress cellulare e neuroprotezione.
La ricerca, in questo senso, traccia un percorso che collega organismi apparentemente lontani all’esperienza clinica, mostrando come l’evoluzione possa offrire risposte concrete alle sfide della medicina contemporanea.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.