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Crans-Montana, un ferito lascia il Niguarda: trasferito al Policlinico per cure respiratorie avanzate

15/01/2026

Crans-Montana, un ferito lascia il Niguarda: trasferito al Policlinico per cure respiratorie avanzate
Monica Cremonesi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Un ragazzo rimasto ferito nella tragedia di Crans-Montana, finora ricoverato all’ospedale Niguarda, è stato trasferito al Policlinico di Milano “nelle scorse ore”. A comunicarlo è stato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, mercoledì 14 gennaio 2026, spiegando che la scelta nasce da una decisione collegiale, costruita fin dall’inizio dell’emergenza attraverso la collaborazione tra specialisti di diverse strutture, con un obiettivo dichiarato: garantire a tutti i ragazzi coinvolti il livello di cura più alto possibile.

Il punto, in questa fase, non è soltanto l’estensione delle ustioni. Bertolaso chiarisce che il paziente trasferito non rientra tra quelli con la maggiore superficie corporea ustionata, ma presenta una grave insufficienza respiratoria, insorta su una patologia preesistente, e necessita quindi di procedure altamente specifiche per quel tipo di quadro clinico.

Perché il Policlinico: il ruolo regionale nella gestione dell’insufficienza respiratoria acuta

Nel ragionamento illustrato dall’assessore, la destinazione non è casuale: il Policlinico di Milano viene indicato come struttura che, in Lombardia, svolge un ruolo di coordinamento nella gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave, condizione critica che richiede organizzazione di rete, competenze intensive e percorsi dedicati.

Questo passaggio aiuta a leggere il trasferimento nella logica di un sistema che non lavora per “campanili”, ma per funzioni: il Niguarda resta riferimento per la gestione complessiva dei grandi ustionati, mentre il Policlinico concentra esperienza e dispositivi su un fronte respiratorio particolarmente complesso. È una scelta che, anche per i non addetti ai lavori, restituisce un’idea concreta di sanità integrata: spostare un paziente quando serve, non quando conviene.

ECMO: che cos’è e perché può diventare decisiva nei casi più gravi

Bertolaso richiama esplicitamente l’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), tecnologia su cui il Policlinico vanta un’elevata esperienza clinica. Il principio, nella sua essenzialità, è questo: il sangue viene prelevato dal corpo, ossigenato artificialmente e poi reimmesso, così da sostenere la funzione respiratoria e permettere ai polmoni danneggiati di “riposare” mentre si lavora per il recupero.

È una terapia intensiva nel senso più letterale del termine: richiede équipe dedicate, monitoraggio continuo, competenze multidisciplinari, perché ogni parametro conta e ogni complicazione va anticipata. Il trasferimento, dunque, racconta una strategia di cura che si adatta all’evoluzione clinica: quando la criticità si sposta sul respiro, la risposta non è aggiungere un tassello, ma cambiare assetto, collocando il paziente dove esistono già procedure rodate per quella specifica emergenza.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to