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Crans-Montana, la voce degli psicologi dell’emergenza: cura, silenzio e attesa

10/01/2026

Crans-Montana, la voce degli psicologi dell’emergenza: cura, silenzio e attesa

La tragedia di Crans-Montana, che ha segnato in modo profondo l’inizio del nuovo anno, continua a interrogare non solo le comunità direttamente colpite, ma anche chi è stato chiamato a intervenire sul fronte più delicato: quello del sostegno umano ed emotivo. Negli studi di Lombardia Notizie TV, la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, Valentina Di Mattei, e Roberta Brivio, psicologa d’emergenza della Colonna mobile della Protezione Civile di Regione Lombardia, hanno raccontato il lavoro svolto a fianco dei familiari delle vittime e delle comunità coinvolte.

Un racconto che restituisce la complessità di un intervento che va ben oltre l’immediatezza dell’emergenza e che si muove sul terreno fragile del dolore, del rispetto e della responsabilità collettiva.

L’intervento sul campo tra ascolto e rispetto del dolore

Roberta Brivio ha ripercorso l’esperienza vissuta a Crans-Montana, dove, insieme ad altri psicologi dell’emergenza, ha supportato i familiari delle vittime della strage di Capodanno. Un lavoro che non si è limitato ai luoghi della tragedia, ma che è proseguito prima a Zurigo e successivamente in Italia, con interventi mirati in alcune scuole milanesi.

“Abbiamo percepito un forte e diffuso sentimento di affetto e un sincero desiderio di prendersi cura delle persone coinvolte e della loro sofferenza”, ha spiegato Brivio. Accanto a questo, è emerso un elemento spesso poco raccontato: il rispetto del silenzio. Non tutte le persone colpite scelgono o riescono a chiedere aiuto, e riconoscere questo spazio, senza forzature, diventa parte integrante dell’intervento psicologico.

Tra le emozioni più condivise, la psicologa ha indicato quella dell’attesa, un sentimento comune e particolarmente difficile, che accomuna familiari, operatori e comunità nei momenti in cui le risposte tardano ad arrivare e il dolore resta sospeso.

Scuole e comunità: un lavoro che continua nel tempo

Nel corso dell’intervista è intervenuta anche Valentina Di Mattei, che ha evidenziato come, grazie al lavoro svolto sul campo da Brivio e da altri colleghi, siano state avviate azioni specifiche rivolte alle scuole. L’attenzione si è concentrata su studenti, genitori e insegnanti coinvolti, riconoscendo il ruolo centrale degli ambienti educativi nei processi di elaborazione collettiva di eventi traumatici.

Secondo la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, l’intervento in situazioni di questo tipo non può esaurirsi nella gestione dell’emergenza. È necessario costruire percorsi di accompagnamento che tengano conto dei tempi diversi del dolore e delle ricadute che episodi così gravi hanno sul tessuto sociale, in particolare sui più giovani.

Oltre l’emergenza, una responsabilità condivisa

Di Mattei ha sottolineato come l’Ordine, insieme a diversi partner attivi sul territorio lombardo, si sia mobilitato fin da subito per mettere in campo interventi di supporto considerati essenziali. Un impegno che chiama in causa anche una riflessione più ampia: interrogarsi su ciò che tragedie come quella di Crans-Montana possono insegnare per migliorare le pratiche future e rafforzare la capacità di risposta delle istituzioni e delle reti professionali.

Il racconto delle psicologhe restituisce l’immagine di un lavoro silenzioso e spesso invisibile, fatto di presenza, ascolto e misura. Un lavoro che accompagna le persone nei momenti in cui le parole mancano e che contribuisce, passo dopo passo, a ricostruire spazi di senso dopo una frattura collettiva.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to