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Crans-Montana, Bertolaso racconta i giorni più duri: “Li volevo a casa, vicino al loro Paese”

15/01/2026

Crans-Montana, Bertolaso racconta i giorni più duri: “Li volevo a casa, vicino al loro Paese”
Fcarbonara, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

C’è un passaggio, nell’intervista rilasciata a Lombardia Notizie TV, che spiega più di molte ricostruzioni il modo in cui Guido Bertolaso ha vissuto la vicenda di Crans-Montana: «Con questi giovani si è stabilito un rapporto diretto, silenzioso, che mi ha permesso di conoscere tutto di loro e di capire il dramma che avevano vissuto».

Non è la frase di un amministratore che commenta da lontano, né quella di un medico che si rifugia nella tecnica; è il racconto di una prossimità scelta e, per certi versi, rivendicata, dentro una crisi che ha colpito famiglie e comunità, e che ha esposto un gruppo di ragazzi a un trauma difficile da contenere anche quando l’assistenza è di qualità.

Bertolaso insiste su un punto che, in emergenza, pesa quasi quanto le procedure: la distanza. «Ho cercato di mettere in atto tutti i sistemi possibili e immaginabili per farli tornare a casa», spiega, perché essere curati lontano, anche bene, può diventare un’ulteriore frattura, un’assenza di calore, affetto e presenza che amplifica l’impatto psicologico.

Il rientro come scelta clinica e umana

Nel racconto dell’assessore al Welfare il rientro non appare come una bandierina politica, ma come un obiettivo legato alla tenuta emotiva dei ragazzi. La cura non è soltanto terapia, medicazioni, parametri; è anche cornice, contesto, lingua, volti, ritmo quotidiano. Bertolaso dice di essersi imposto la responsabilità di riportarli in Italia, proprio perché conosce quanto sia traumatico restare lontani mentre si attraversa una fase delicatissima, quando la percezione del tempo si deforma e ogni piccolo dettaglio può diventare un peso.

Dentro questa scelta si avverte anche un modo di intendere il servizio pubblico: non trascurare le situazioni difficili, farsi carico della parte più scomoda dell’urgenza, considerare “proprio” il problema di chi sta soffrendo, senza selezionarlo in base al ruolo o alla distanza.

Niguarda, il valore di una struttura pronta: centro ustioni e assistenza “d’eccellenza”

La seconda traiettoria dell’intervista riguarda l’ospedale Niguarda, indicato come luogo capace di garantire un’assistenza di livello altissimo. Bertolaso lega apertamente questa possibilità all’apertura, nel 2025, del nuovo centro ustioni: una infrastruttura sanitaria che, quando arriva l’imprevisto, smette di essere un capitolo di bilancio e diventa un argine, un luogo dove competenze e organizzazione possono fare la differenza nella qualità della presa in carico.

È un passaggio che parla anche alla Regione: investire in nodi specialistici significa prepararsi a eventi rari ma devastanti, quelli che non si possono governare con la routine, e che mettono alla prova il sistema nel suo complesso, dalla logistica fino alla comunicazione con le famiglie.

L’educazione al rischio: la lezione che resta, oltre l’emergenza

Nella parte più personale dell’intervista Bertolaso sposta lo sguardo sui giovani e sulla difficoltà di prevenire ogni incidente. Da padre o da nonno, osserva, non puoi impedire ai ragazzi di andare a divertirsi; quello che puoi fare è insegnare un’abitudine mentale, la capacità di “guardare dietro” a ciò che si vede, valutare conseguenze, accettare che un imprevisto esista. Chiama questa prospettiva “educazione al rischio”, un modello di pensiero da diffondere in ambito formativo: non per alimentare paura, ma per costruire consapevolezza e adattamento in un mondo dove i rischi sono reali e spesso sottovalutati.

È un discorso che, in controluce, mette insieme due livelli: la risposta immediata all’emergenza e l’idea di una prevenzione culturale che non si limita ai cartelli o alle campagne, ma passa dalle parole e dagli esempi, giorno dopo giorno.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to