Cosa fare dopo un infortunio
di Redazione
20/10/2025
Un infortunio ti coglie sempre di sorpresa: può bastare una distrazione in palestra, una caduta per strada o uno sforzo improvviso. Nelle prime 24-72 ore è fondamentale muoversi con metodo, senza panico e senza improvvisare.
Se vivi in città, avere un fisioterapista a domicilio a Milano che arrivi direttamente a casa può fare la differenza: ti guida nella gestione del dolore, imposta da subito un piano di recupero personalizzato e riduce il rischio di errori che rallentano la guarigione. In questo articolo trovi un percorso chiaro e pratico per ripartire in sicurezza, dal primo soccorso fino al ritorno alle tue attività.
Prime 72 ore: protezione, ghiaccio e valutazione
Appena dopo l’infortunio pensa alla sicurezza immediata: fermati, proteggi l’area colpita ed evita movimenti bruschi. Nella fase acuta la strategia più efficace è ridurre dolore e infiammazione. Applica impacchi di ghiaccio avvolto in un panno per 15-20 minuti, 3-5 volte al giorno, tenendo l’arto sollevato quando possibile. Una fasciatura elastica ben posizionata aiuta a contenere il gonfiore. Evita massaggi profondi o calore diretto nelle prime ore: potrebbero peggiorare l’edema. Se il dolore è intenso, compare deformità o non riesci a caricare peso, rivolgiti al medico per escludere fratture o lesioni legamentose importanti. Una diagnosi corretta all’inizio accorcia i tempi di recupero e ti permette di impostare il percorso riabilitativo adeguato. In questa fase è utile un consulto fisioterapico precoce: valutazione funzionale, test semplici per capire il grado di limitazione e prime indicazioni posturali. Piccoli accorgimenti — come un corretto posizionamento a riposo o l’uso di ausili — possono ridurre il dolore quotidiano e favorire una migliore circolazione nella zona lesa.Dalla fase sub-acuta alla mobilità: ripartire con criterio
Dopo i primi giorni, quando il gonfiore diminuisce e il dolore diventa più gestibile, inizia la fase di recupero della mobilità. Qui la parola d’ordine è progressione. Comincia con esercizi dolci di mobilizzazione attiva assistita, poi attiva, rispettando sempre la soglia del dolore “buono” (fastidio controllato, mai dolore acuto). L’obiettivo è evitare rigidità e mantenere il trofismo muscolare. Tecniche manuali leggere, esercizi respiratori e un programma di stretching mirato possono accelerare i tempi. Ricorda: passare troppo presto a esercizi intensi o a carichi elevati aumenta il rischio di recidive. Un fisioterapista esperto strutturerà micro-obiettivi settimanali: ampiezza di movimento, controllo neuromuscolare, equilibrio e forza specifica. L’allenamento propriocettivo (per esempio su superfici instabili) è prezioso per caviglie, ginocchia e spalle: migliora la stabilità articolare e riduce i futuri infortuni. Integra attività a basso impatto come cyclette leggera o camminata controllata, sempre monitorando eventuali segni di sovraccarico: dolore che aumenta oltre le 24 ore, gonfiore marcato o calore locale persistente indicano che hai chiesto troppo ai tessuti.Ritorno allo sport e prevenzione: consolidare il risultato
La fase di rientro è il momento più delicato. Non basta non avere dolore a riposo: servono forza, resistenza e schemi motori efficienti nelle condizioni reali in cui userai l’articolazione. Per chi pratica sport, questo significa integrare esercizi specifici del gesto atletico (salti, cambi di direzione, sprint graduali), test di forza comparata tra i due lati e lavoro sulla fatica. Per chi non fa sport agonistico, il rientro coincide con attività quotidiane come salire le scale, portare pesi o restare molte ore in piedi: è utile simulare questi compiti con progressioni controllate. La prevenzione delle recidive si costruisce su tre pilastri: forza (soprattutto eccentrica, fondamentale per tendini e muscoli), mobilità articolare adeguata e controllo del carico settimanale. Inserisci 2-3 sessioni a settimana di esercizi di rinforzo mirati, dedica alcuni minuti allo stretching dinamico prima dell’attività e statico leggero dopo, e tieni un diario del carico (tempo, intensità, percezione dello sforzo). Cura anche i "fattori invisibili”: sonno sufficiente, idratazione, alimentazione ricca di proteine e micronutrienti utili al tessuto connettivo. Se lavori al computer, organizza pause attive per evitare posture prolungate che rallentano il microcircolo. Infine, non sottovalutare l’aspetto psicologico: dopo un infortunio è normale avere timore nel muoversi o nel tornare a fare certi gesti. Un percorso guidato, con obiettivi chiari e test misurabili, restituisce fiducia. Con la giusta progressione, supporto professionale e qualche abitudine intelligente, puoi trasformare l’infortunio in un’occasione per migliorare performance, benessere e consapevolezza del tuo corpo.Articolo Precedente
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