Cinque cerchi musicali: quando la scuola mette in partitura i valori olimpici
di Annalisa Biasi
12/01/2026
Alla scuola secondaria di primo grado dell’I.C. Sottocorno, in via Medici del Vascello 42 a Milano, la retorica dei “valori” trova un terreno concreto: prove, ascolto reciproco, disciplina condivisa, la pazienza di accordarsi. “Cinque cerchi musicali” nasce proprio lì, dentro una comunità educativa che decide di usare la musica come linguaggio comune per parlare di appartenenza, rispetto e solidarietà — parole spesso consumate, che qui tornano a pesare perché si traducono in gesti misurabili: un attacco d’orchestra che richiede fiducia, un coro che regge l’intonazione perché ogni voce sostiene l’altra.
Protagonisti dell’iniziativa sono l’Orchestra giovanile Quattro Ottavi e il coro di voci bianche CoRogoredo. L’incontro tra le due formazioni ha un’evidenza quasi fisica: l’energia ritmica dell’ensemble strumentale si intreccia alla trasparenza delle voci, e l’idea di “cerchi” — comunità che si allarga senza perdere forma — diventa esperienza sonora prima ancora che dichiarazione d’intenti.
CoRogoredo: una palestra di rigore, ascolto e identità
Il CoRogoredo nasce da un’idea e dalla direzione del prof. Alessandro Nardin e, nel tempo, si è ritagliato un posto riconoscibile nel panorama della musica giovanile italiana. La sua forza non sta in un’etichetta celebrativa, ma nella coerenza del percorso: studenti della scuola secondaria di primo grado che, nel tempo extracurricolare, trasformano l’impegno musicale in un esercizio di crescita personale. La qualità interpretativa e il rigore tecnico diventano strumenti educativi, con effetti che vanno oltre il repertorio: postura, concentrazione, gestione dell’emozione, capacità di reggere la responsabilità di una parte senza “sparire” nel gruppo e senza sovrastarlo. In questa dinamica c’è già una forma di sport: non la competizione, piuttosto l’allenamento quotidiano a migliorare insieme.
Quattro Ottavi: il modello “El Sistema” come pratica di inclusione reale
L’Orchestra Quattro Ottavi, ispirata all’esperienza di “El Sistema” di Abreu, porta nel progetto una vocazione dichiaratamente sociale. Aperta a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 25 anni, include anche giovani con fragilità e disabilità e lavora su un’idea chiara di appartenenza: suonare come atto collettivo, in cui ogni limite viene affrontato con strumenti concreti — tempo, tutoraggio, metodo — invece che con frasi di circostanza. Il dato più interessante, soprattutto in contesti socio-economici complessi, è l’accessibilità: l’orchestra si propone come risorsa aggregante anche per chi non ha competenze musicali pregresse, offrendo un percorso che fa emergere potenzialità spesso invisibili in altri spazi.
Un concerto che parla di comunità, senza moralismi
“Cinque cerchi musicali” mette in scena una sinergia che si regge su obiettivi comuni: inclusione, sviluppo personale, valorizzazione delle differenze. Il concerto diventa così una dichiarazione pubblica, ma senza enfasi facile: orchestra e coro mostrano, attraverso il lavoro musicale, che l’armonia riguarda le persone prima delle note. L’effetto finale è un invito implicito a sostenere progetti capaci di tenere insieme cultura e territorio, scuola e quartiere, talento e fragilità, con una serietà che non ha bisogno di slogan.
Annalisa Biasi
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to